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L'ENIGMA DEL 112° PAPA 
 
-Devi sapere, Pesellino, che tra le più famose profezie della Storia spicca quella di Malachia. Nonostante in passato la Chiesa ne abbia sempre ostacolato la diffusione censurandola, a partire dal 1595 è stata continuamente pubblicata giungendo tranquillamente fino a noi.-
-Ciò spiega almeno in parte il successo di queste pubblicazioni... si sa che le censure sono succose come i frutti proibiti per la gente!-
-Già. In ogni caso tale profezia venne attribuita a San Malachia di Armagh (1094-1148) quasi cinquecento anni dopo la nascita di questo santo e perciò gli storici oggi dubitano che sia stata veramente scritta da lui.-
-Se così fosse, perché mai qualcuno volle dirigere le ire della Chiesa proprio verso San Malachia? Cosa fece di male quel poveraccio per meritarsi un tale colpo tra capo e collo?-
-Nulla. Malachia era un arcivescovo irlandese nato come dice il suo nome ad Armagh, di cui fu titolare dell’arcidiocesi; ebbe doti di preveggenza e per questo si pensa gli siano state affibbiate nel XVI secolo tali profezie. Lo scopo era quello di evitare le ire ecclesiastiche perché come sai, si tratta di una profezia in grado di influenzare i vari conclavi impegnati nelle elezioni dei papi, qualcosa che ovviamente alla Chiesa non faceva certo piacere.-
-Lo credo bene. Le influenze esistenti in passato nelle elezioni dei papi si pretendeva venissero solo dalle famiglie più potenti e non dalle altre!-
-E invece si cercò di cambiare le cose, caro Pesellino! Devi ammettere che una profezia con brevi frasi (112 per la precisione) con la pretesa di prevedere tutte le successioni al pontificato di Roma a partire da Celestino II eletto nel 1143, fino all’ultimo papa con il nome di “Petrus Romanus”, può influenzare, eccome!-
-Più che cambiare le cose però, al solito si voleva solo un cambio di mano nella gestione del potere temporale! Il soglio pontificio a quei tempi era come un enorme tesoro che faceva gola a molti e quella della profezia non si può negare sia stata una ottima idea per tentare di strappare la sedia sotto il sedere delle solite famiglie!-
-Io più che un'ottima idea la definirei geniale! Le frasi profetiche vanno interpretate e bisogna dire che sono fatte in modo da riuscire sempre ad avere qualche richiamo con la realtà, capaci quindi d'influenzare benissimo chi le legge. Tra quelle che più colpiscono vi sono: Angelo Roncalli, ossia Giovanni XXIII, il quale fu definito Pastor et nauta (significa “pastore e marinaio”) e essendo lui stato cardinale a Venezia, un luogo in effetti di marinai, la profezia sembra esatta; Paolo VI viene descritto come Flos florum, vale a dire “fiore dei fiori” (in gergo comune in passato ci si riferiva sempre al giglio) e nel suo stemma papale ci sono proprio tre gigli; impressiona ancora di più la profezia dedicata a Giovanni Paolo I che viene chiamato: De medietate lunae (significa periodo medio di una luna, cioè circa un mese) e lui fu papa per solo un mese a causa di una improvvisa morte.-
-Ad impressionare me invece è la profezia più discussa, quella riguardante il papa con il nome “Petrus Romanus” che conclude la lista vedendo la fine del mondo cristiano e della stessa Roma. Una apocalisse da brivido che mi obbliga a toccarmi nelle parti basse ogni volta che ci penso!-
-Molte sono le teorie in proposito a questa profezia, caro Pesellino, e ci fu anche chi credette che il pontificato di Benedetto XVI fosse l’ultimo. Si diceva che “Petrus Romano” sarebbe stato il cardinale detto Camerlengo (colui che diviene papa nel periodo che va dalla morte del vecchio fino alla elezione del nuovo pontefice), giacché Benedetto XVI diede questo incarico al cardinale Tarcisio Pietro Evasio Bertone, nato a Romano Canavese nel 1934. La coincidenza che il cardinale Camerlengo avesse legato a sé sia il nome Pietro che quello di Romano, lasciava tutti perplessi, ovviamente. -
-Tutto è bene quello che finisce bene! L'importante è che quelle piccole frasi non facciano mai completamente centro o dovremo vedere la bella Roma finire male! Coraggio, allora maestro! Si dia anche lei una bella sfregata nelle basse sfere, filosofi o no, è meglio non rischiare e fare tutti i dovuti scongiuri!-